CARLO VIGHI artista pittore e scultore
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GRANDI OPERE CONTEMPORANEE

NOEMA nuova linea dipinti di grandi dimensioni

La linea Noema è stata specificamente ideata per opere di grandi dimensioni. I limiti dimensionali arrivano sino a 6 metri, necessari poichè esprime nel campo del pensiero l'esplorazione dell'infinito.

NOEMA - IL FENOMENO –

Tempo e pensiero sono aggrovigliati l’uno nell’altro [..]. Se il mio pensiero è (solo) il rovescio del mio tempo, quando io tento di cogliere me stesso, si presenta tutto il tessuto del mondo sensibile e gli altri che sono inclusi in esso. (M. Merleau-Ponty, Signes) 

Guardiamo alle cose stesse! L’unico modo di investigare il senso di ciò che si manifesta è di considerarlo come correlato di coscienza, come oggetto intenzionato. [..] il mondo è semplicemente ciò che ha un senso in virtù dell’attività costitutiva dell’io, è un noema in rapporto alla noesi. (E. Husserl, Idee, I) 

L’infinita complessità dell’universo è lo specchio di un pensiero creativo infinito, a noi non resta che la meraviglia e la possibilità di apprendere e comprendere, per quel breve attimo che il nostro corpo ci permette di vivere in questo contesto. (C. Vighi, Riflessioni sul pensiero creativo)

La nuova dimensione di Ipercontesto è un’esplorazione del mondo e dei suoi oggetti ideali, è la manifestazione del pensiero creativo, della sua azione sul caos. Noema rappresenta un ulteriore dialogo tra l’arte e la filosofia, una fusione di orizzonti e un orizzonte di intenzionalità, che riflette sul reale, sui fenomeni e sul loro modo di porsi alla nostra coscienza. Percepire, pensare, ricordare, simbolizzare, amare e volere, come scrive il filosofo Edmund Husserl, fondatore del movimento fenomenologico e anche osservare, comprendere, scoprire, partecipare, esprimere, valorizzare, nelle parole di Carlo Vighi, sono forme di coscienza che danno significato al mondo. Come la Fenomenologia è movimento di pensiero che chiede “il ritorno alle cose stesse”, una lettura della realtà, puramente intellettuale, che permette alla coscienza di intuire le essenze eidetiche, idee universali date nei fenomeni, così il processo creativo si espande nella dimora dell’astrazione, quell’originario modo di vedere che intuisce l’essere e l’essenza delle cose:

 La mente è definita come specchio delle funzioni del cervello: pensiero, intuizione, ragione, memoria, volontà e soprattutto coscienza e percezione dell'essere. [..] Il termine "caos" è incongruo ed errato, il caos non esiste. Quello che comunemente viene definito caos nella realtà è un complesso di fenomeni che non comprendiamo e nell'impossibilità di andare oltre, spesso ci limitiamo solo passivamente ad osservare confusi. Il caos nelle sue infinite rappresentazioni per la nostra mente ha un fascino irresistibile, stimola la fantasia e la curiosità ed è terreno di coltura della ricerca, espressione sublime della nostra creatività. Da sempre l'artista è rimasto affascinato dalle molteplici varianti estetiche del caos, l'intera storia dell'arte rappresenta un lungo percorso creativo che attraverso tortuosi sentieri volge il suo obiettivo alla comprensione ed alla rappresentazione della realtà. (C. Vighi, Riflessioni sul pensiero creativo)

Che cosa si rivela alla coscienza? e come? Il caos non esiste: ciò che l’io coglie attraverso l’intuizione è la manifestazione dell’essere, l’essenza degli oggetti che costituiscono la nostra realtà sensibile. Il pensiero mira alla significazione dell’essenza, la coscienza è sempre diretta verso un contenuto, è intenzionale, possiede un’intenzione che la muove alla conoscenza del fenomeno che appare, non semplicemente nella sua esistenza empirica, ma nell’idea che lo contiene. L’individuale si manifesta attraverso l’universale, al fatto appartiene sempre anche l’essenza, quel suo modo tipico di apparire come caso particolare e contingente che rimanda al concetto universale che rappresenta. Il percorso di conoscenza inizia dall’esperienza, dalla percezione della realtà, per poi attingere ad un livello più profondo di intuizione capace di cogliere l’idea, la struttura essenziale e insopprimibile di una oggettività:

Un esploratore esplora, senza preconcetti, senza schemi e con coraggio, diviene parte integrante del nuovo contesto. [..] Un’esplorazione mirata alla comprensione e alla partecipazione con un fine ultimo sublime: essere parte attiva della creazione. (C. Vighi, Riflessioni sul pensiero creativo - L’esplorazione-) 

Il lavoro del pensiero, la noesi, diventa atto di coscienza, intenzione, capace di intuire il noema, l’oggetto ideale, e di dargli un senso. Dalla coscienza, dunque, si costruisce il mondo, l’esplorazione diventa un processo di variazione dell’immaginazione che riesce ad arrivare all’idea, una “seconda vista” che guarda ai fenomeni sospendendo ogni pre-giudizio e ogni contrapposizione tra apparenza e cosa in sé:

Per affrontare il nuovo percorso dovrò allenare la mia mente alla decontestualizzazione, al disapprendimento, all'oblio temporaneo. Il corpo in questo contesto è un limite ed un ostacolo, con le sue capacità acquisite rischia di vanificare l'esplorazione, e soprattutto potrebbe incidere in modo smodato sullo stile che vorrei fosse assolutamente naturale nella sua pura manifestazione. (C. Vighi, Riflessioni.., - L’esplorazione-) 

Ciò che appare, è: l’oggetto reale coincide con il suo essere ideale poiché la sua essenza è uno dei modi possibili in cui la cosa si dà alla nostra intuizione, così come la realtà diventa uno dei modi possibili in cui l’oggetto può essere dato alla coscienza:

Il processo creativo dunque è la parte essenziale del lavoro dell'artista, è infinito, incessante, la parte essenziale di tutta la nostra esistenza. In arte dopo una prima fase dedicata all'esercizio e all'applicazione del pensiero creativo per la rappresentazione della realtà lentamente, molto lentamente il paradigma del "reale quel che mi circonda" si è dissolto. Leonardo e Michelangelo, coercizzati dalla cultura del tempo, inconsapevolmente disegnavano utilizzando modelli di ricerca creativa nel tentativo di comprendere l'incomprensibile. Qui il punto, la realtà intesa comunemente è spesso quella costituita e manipolata dall'uomo, ma essa ha dimensioni infinite ed infinite manifestazioni. La realtà circostante è lo specchio del nostro essere terreno, costituito da un corpo limitato e limitante. (C. Vighi, Riflessioni.., -L’esplorazione-)

 “Ritornare alle cose stesse” significa lasciar parlare le cose, creare una relazione tra gli atti della coscienza e gli oggetti che nel loro apparire non solo si conoscono, ma si vivono attraverso le intenzioni del soggetto, un orizzonte di intenzionalità (nella definizione husserliana) che istituisce l’io a fondamento assoluto del senso di ogni fenomeno:

Tutta la mia vita nell'essenza è stata un'esplorazione, una continua ricerca stimolata da una curiosità smodata e da una fame di sapere che non sono mai riuscito a saziare. Un istinto primordiale, un filo conduttore che mi lega ai grandi esploratori del passato. [..] voglio comprendere il linguaggio delle funzioni. In un sistema complesso ed articolato voglio capirne il messaggio. Entro in uno spazio infinito che non ha tempo poiché non ha funzione prevalente, un complesso in continuo movimento. (C. Vighi, Riflessioni.., - L’esplorazione-)

Movimento e introspezione nell’esplorazione prescindono dalle coordinate spazio-temporali dell’oggetto, da leggi causali naturali, la visione delle essenze è al di là dell’intuizione sensibile: la riduzione eidetica non è un confronto con un modello, le essenze valgono a priori: L’idea è una forma che riassume tutte le esperienze passate e anticipa quelle future (E.Husserl, Idee, I).

Il mondo come noema, è un fenomeno del soggetto che ne attribuisce il senso attraverso i suoi atti intenzionali, l’intuizione delle essenze è un’esplorazione mai finita che tende a cogliere l’infinito.

 

A cura di Monica Daccò