CARLO VIGHI Artista pittore. Produzione dipinti, bassorilievi e sculture.
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Tracce

Quest’emozione che tu provi, l’essere pieno di ammirazione, è propria del filosofo; né la filosofia ha altro principio fuori di questo”

(sulla meraviglia matrice originaria della filosofia, Platone, Teeteto, 155d.)

Ciò che muove la conoscenza è la curiosità, il senso di stupore che ci fa meravigliare di fronte all’ignoto, ci spinge verso la domanda che apre alla ricerca di un significato che è connessione essenziale tra la filosofia e l’uomo. L’indagine sposta il pensiero in uno spazio temporale che non è mai lineare, pre-definito e consecutivo, il ritorno al passato non è semplicemente memoria storica di un’epoca scritta e conclusa, è evento che anima l’esperienza del nostro “qui e ora”, è interpretazione di segni che raccontano l’essere e il mondo attraverso categorie sempre nuove, che rivelano infinite tracce di contenuti che offrono risposte e stimolano ulteriori domande. Ciò che spinse al filosofare fu il desiderio di contemplare la verità, giungerne a conoscenza osservando la realtà, i fenomeni, la natura, per ricercare il principio primo e originario: l’inizio di tutte le cose, la domanda per eccellenza, il problema dell’origine, la cosmogonia. Il logos, la ragione umana, muove i concetti spostando i confini, varcando le soglie che trascendono le realtà fisiche: si apre il sentiero della metafisica, cioè proprio ciò che Aristotele pose nei suoi libri letteralmente “dopo la fisica” e che assunse subito il più rilevante significato speculativo di indagine intorno alla realtà sopra-sensibile. L’universo prima, il discorso antropologico poi: di quale natura è l’essenza umana? Cos’è la virtù? Quale felicità rappresenta il bene per l’uomo? Su quale ideale di vita buona e governo giusto si fonda una comunità politica? Cosa può definire il concetto di bello, quali i suoi canoni?

L’istanza gnoseologica, etica ed estetica permeano la filosofia, la letteratura e l’arte.

 Il manufatto allora diventa uno strumento esplorativo che lavora nel e con il pensiero, che invita al comprendere e al comprendersi, che propone la riflessione sul profondo valore espressivo dell’arte che attinge dalla funzione allegorica del linguaggio la capacità di dire e di dare un senso al reale. I frammenti del passato ritornano a noi come parte di una scrittura che si arricchisce di simboli nella nostra interpretazione e ci restituisce la storia di un pensiero fecondo, quello di uomini e donne che con le loro idee hanno voluto tramandarci la loro ricerca, hanno saputo stupirsi, farsi condurre dalla meraviglia. Di fronte a noi le tracce domandano, aprono i confini, ci chiedono un ascolto che è sentimento, si offrono al circolo ermeneutico della parola e della rappresentazione in un dialogo infinito.

A cura di Monica Daccò