CARLO VIGHI Artista pittore. Produzione dipinti, bassorilievi e sculture.
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La Materia

Tutto ciò che diviene, diviene per opera di qualcosa, viene da qualcosa, diventa qualcosa… così che il divenire sarebbe impossibile se non preesistesse qualcosa. Che una parte dunque debba necessariamente esistere già, è evidente;...

questa parte è la materia: essa infatti è insita e diviene.” (Aristotele, Metaf., VII, 7, 1032)  

La materia, hyle, è principio costitutivo delle realtà sensibili. Nel pensiero antico la materia non è semplicemente sostrato della forma, qualcosa che l’artefice plasma formando, è sostanza in divenire, riguarda il divenire dell’essere. Aristotele negli scritti di Metafisica formula la dottrina della sostanza iniziando la sua ricerca da ciò che è più conoscibile per l’uomo: le sostanze sensibili.

Cosa caratterizza la sostanza? Cosa riguarda l’essere e il non essere? A queste domande cerca di dare risposte di senso la filosofia antica. Secondo Aristotele, dunque, la materia è potenzialità indeterminata, possibilità di divenire, cioè di attuarsi e ciò che determina e attua la materia è la forma. Materia e forma insieme divengono sinolo, composto sostanziale inscindibile tra principio materiale e formale che esprime la natura di una cosa e ne determina la realtà esistenziale. Giustificando così l’essere anche nel divenire, Aristotele conferisce un nuovo significato al mondo sensibile: il valore dinamico del movimento diventa azione creatrice, il fine, che forma la materia, che compie il divenire, un processo realizzante che porta gradualmente in atto ciò che era in potenza.

Nel corso dei secoli la materia perde il suo significato metafisico, filosofi e pensatori ne parleranno essenzialmente in termini fisici, in rapporti matematici e verrà abbandonato il concetto sotteso alla materia e alla sostanza come principi della realtà.

 Come si esprime oggi la filosofia, in particolare alcune correnti di pensiero?

 Nella teoria ermeneutica un ambito molto importante riguarda l’estetica con riferimento all’operosità umana, intesa come praxis, e all’attività artistica. Luigi Pareyson nel suo saggio Teoria della formatività estetica afferma che l’interpretazione è conoscenza di forme da parte di persone: “formare è un fare che mentre fa inventa il modo di fare” è tentatività, la persona produce la forma, crea il bello entrando in rapporto con la materia, plasmando materiali. L’artista interpreta mentre imprime la forma, sente la materia, ne ascolta l’ispirazione, coglie il disegno creativo. Interpretare, creare, leggere un’opera vuol dire farla vivere come essa vuole, rendere la sua materia, attraverso la forma, viva nella storia.

A cura di Monica Daccò